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Confronto visivo tra codice generato tramite Vibe Coding e architettura software revisionata da un umano.
L'Intelligenza Artificiale accelera la scrittura del codice, ma l'architettura e la sicurezza richiedono l'esperienza umana.
5 min di lettura

Vibe Coding: Cosa Funziona Davvero e Dove Serve l'Occhio Umano


C’è un nuovo termine che sta spopolando nel mondo dello sviluppo software: Vibe Coding. Significa letteralmente “programmare a sensazione”. Invece di scrivere la sintassi riga per riga, lo sviluppatore (o l’utente) descrive a voce o a testo ciò che vuole a un’Intelligenza Artificiale (come GitHub Copilot, Cursor o Claude Code), e l’AI genera il codice in pochi secondi.

Sembra magia, e in parte lo è. Su YouTube e LinkedIn abbondano i video di persone che “costruiscono cloni di Spotify in 10 minuti” usando solo prompt testuali. Ma cosa succede quando portiamo il Vibe Coding fuori dai tutorial e lo applichiamo a un progetto reale, client-facing (rivolto ai clienti) e con soldi in ballo?

Qui la magia finisce e inizia l’ingegneria. Ecco cosa funziona davvero e dove il “Vibe Coding” si scontra con la realtà.

Il Superpotere: Dove l’AI brilla

Non fraintendetemi, l’AI ha cambiato per sempre il mio modo di lavorare. Come sviluppatore, la uso quotidianamente per:

  • Generare Boilerplate: Scrivere quelle porzioni di codice ripetitive e noiose (le configurazioni iniziali, i tipaggi di base) che portano via ore.
  • Prototipazione fulminea: Se un cliente vuole vedere come starebbe un form di contatto in una pagina, posso fargli avere un’anteprima funzionante in pochi minuti.
  • Spiegazione degli Errori: Passare un messaggio di errore incomprensibile all’AI per farsi indicare il file esatto in cui c’è il problema.

In queste fasi, l’AI è come un programmatore Junior instancabile e velocissimo seduto di fianco a me. Anche gli articoli di questo blog nascono così: una prima bozza generata con l’AI, poi passata al setaccio - un processo che, come spiego nella sezione dedicata della mia Privacy Policy, è sempre sotto revisione editoriale umana prima della pubblicazione.

Il Muro della Realtà: Il “Restante 10%”

C’è un vecchio adagio nell’informatica che recita: “Il primo 90% del codice richiede il 90% del tempo. Il restante 10% richiede l’altro 90% del tempo.” L’AI è fenomenale nel farti arrivare rapidamente al primo 90%. È un disastro totale nel completare l’ultimo 10%.

Ecco dove un progetto generato esclusivamente col “Vibe Coding” crolla:

  1. Accessibilità (A11y): L’AI genera interfacce che sembrano belle, ma spesso dimentica i tag semantici, la navigazione da tastiera e le etichette per gli screen reader. Risultato? Un sito non a norma che esclude una fetta di utenti - il tema che approfondisco nella mia guida allo sviluppo di siti accessibili.
  2. Architettura e Scalabilità: Chiedere a un’AI di “aggiungere una funzione” in un file funziona. Chiederle di strutturare un intero database che dovrà scalare per gestire migliaia di ordini contemporanei senza crollare? Genererà un codice a “spaghetti” insostenibile nel lungo periodo - la stessa disciplina di pianificazione che descrivo nel mio articolo sulle fasi di sviluppo di un progetto software aziendale.
  3. Sicurezza Invisibile: L’AI copia pattern trovati online, inclusi quelli vulnerabili. Potrebbe generare una query per il database che funziona perfettamente, ma che lascia il sito aperto ad attacchi come la SQL Injection - un rischio da presidiare con le stesse policy di sicurezza che racconto nella mia guida alla Content Security Policy su Astro.

Un bug reale, non un esempio da manuale

Per non restare sul teorico: qualche settimana fa, su questo stesso sito, un widget mobile (il piccolo menu “speed-dial” con i pulsanti WhatsApp e preferenze cookie) ha smesso di rispondere ai tap. Il codice generato con l’AI era sintatticamente perfetto, passava il linting, e in locale sembrava funzionare. Il problema? Una funzione di inizializzazione veniva richiamata due volte a ogni caricamento pagina, agganciando due listener di click identici che si annullavano a vicenda - un bug che l’AI non poteva vedere da sola, perché richiedeva di testare davvero l’interazione su viewport mobile, non solo leggere il codice. L’abbiamo trovato e risolto solo grazie a un test mirato con un browser reale in emulazione mobile, non rileggendo lo snippet un’altra volta.

Questo è esattamente il “restante 10%”: un bug che compila, non genera errori in console, e sembra corretto - finché qualcuno non lo prova per davvero.

Il problema più grande: L’AI non chiede “Perché?”

Il limite definitivo del Vibe Coding nel mondo reale è la comunicazione aziendale. Quando un cliente mi dice: “Voglio un pop-up gigante che chieda l’email appena l’utente apre il sito”, l’AI lo programma all’istante.

Io, come consulente umano, non scrivo il codice. Prima chiedo: “Perché? Qual è l’obiettivo?”. Se l’obiettivo è aumentare le conversioni, spiego al cliente che un pop-up istantaneo su mobile verrà penalizzato da Google e farà scappare gli utenti. Propongo invece una Call to Action elegante a fine articolo - la stessa logica di test e validazione che applico nel mio processo di testing e debugging del software.

L’AI esegue gli ordini in modo cieco. L’essere umano mette in discussione il requisito per proteggere il business del cliente.

Conclusione: Da Dattilografi ad Architetti

Il Vibe Coding non sostituirà gli sviluppatori web professionisti, ma eliminerà i “dattilografi del codice” - chi si limita a incollare snippet senza comprenderne la logica. Oggi il mio ruolo non è più solo scrivere codice, ma agire da Revisore e Architetto. Uso l’AI per velocizzare la manovalanza, e uso la mia esperienza per garantire che l’infrastruttura sia sicura, accessibile, ottimizzata per la SEO e, soprattutto, in linea con i veri obiettivi di business del cliente.

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Domande Frequenti

Cos'è il Vibe Coding nello sviluppo software?

Il Vibe Coding è la pratica di generare codice tramite Intelligenze Artificiali (come GitHub Copilot, Cursor o Claude Code) utilizzando semplici prompt in linguaggio naturale, delegando all'AI la stesura della sintassi mentre lo sviluppatore guida le decisioni architetturali.

Perché l'AI non può sostituire uno sviluppatore web?

Mentre l'AI è ottima per generare prototipi o codice ripetitivo, fatica sull'ultimo 10% del progetto: non sa validare requisiti di business, non garantisce un'accessibilità perfetta e può introdurre bug silenziosi o vulnerabilità di sicurezza che superano i test superficiali, se non supervisionata da un occhio esperto.

Offri consulenza per progetti web scalabili nelle Marche?

Sì. Dal mio studio a Civitanova Marche, utilizzo l'AI per ottimizzare i tempi di sviluppo base, ma applico la mia esperienza ingegneristica per garantire alle PMI un'architettura software solida, sicura e orientata alla conversione.

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Se questo articolo ti ha dato spunti utili, posso aiutarti a metterli in pratica sul tuo sito o progetto.

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